lunedì 28 febbraio 2011

Sunday school musical

Musical
2008
di Rachel Lee Goldenberg

Disponibile in ITALIANO

Trama: assistiamo a una gara fra due cori di ragazzini, uno di ragazzi più che altro di colore bravissimi a ballare e cantare e un'altro di ragazzi bianchi e d'estrazione sociale un po' più benestante ma completamente incapaci. Il "leader" del primo gruppo è costretto per ragioni familiari trasferirsi e finisce proprio nella scuola/chiesa del coro di campane rotte, e qui si trova di fronte a una serie di problemi: i suoi ex compagni lo emarginano e la sua chiesa d'origine rischia la chiusura per mancanza di fondi (si vede che non sono in Italia, qua non pagano nemmeno l'ICI i preti), e l'unica speranza è vincere una gara di cori che offre un lauto premio in denaro. Il protagonista, con la sua bravura (è così bravo che basta la sua presenza per far diventare intonato il coro di stonati) farà andare ogni cosa al meglio, molto meglio di quanto si possa mai sperare, e il lieto fine è assicurato.
Abbiamo qui un titolo che non so bene come giudicare, per un paio di motivi: innanzitutto non ho esattamente un termine di paragone perché non mi sono mai azzardato a guardare High school musical e cose del genere, e in ogni caso non sono un patito di film dove si canta per la maggior parte del tempo (la cosa più simile che ho visto forse sono i due Sister act); inoltre mi trovo di fronte da un lato a una regia buona e un film tecnicamente ben construito rispetto agli standard Asylum (la regista, Rachel Lee Goldenberg, è la stessa dell'ottimo Sherlock Holmes, e secondo me è una da tener d'occhio) ma dall'altro non posso non considerare il lato "religioso" della faccenda. Il film è infatti riconducibile alla succursale Faith Films, che sforna prodotti a sfondo mistico-religioso, e infatti il film pullula di attività da oratorio, pastori protestanti, citazioni bibliche. Perciò: perbenisimo e ottimismo a palate, da far venire la carie... ma d'altra parte il film lo hanno finanziato dei preti; la Disney, tolto l'elemento pretofilo, offre lo stesso livello di zuccherosità a base di adolescenti che non hanno alcuna voglia di scopare ma solo di ballare, cantare, rappare e andare in giro con un sorriso a 360 denti; perlomeno quelli della Asylum, coerentemente col basso costo della pellicola (la scuola del film è semideserta, e anche la supercompetizione di cori), hanno pretese più modeste rispetto all'ambizione di diventare delle babystar,  dato che vogliono soltanto salvare la scuola/chiesa, ma immagino sia solo per offrire un'ulteriore edificante esempio di umiltà cristiana.
Perciò, per concludere: film ben realizzato, poi io non ne so molto di teen movies ma per quel che ne posso capire non vedo alcuna differenza coi suoi corrispettivi ad alto budget se non nel numero di comparse. Ma l'elemento religioso, pur non arrivando a delle vette di trashume come Bible man, ovviamente lascia il segno. Per fortuna non troppo, ma questo dipende da quanto è alta o bassa la vostra personale sopportazione al pretismo.

sabato 26 febbraio 2011

Paranormal entity

Found footage
2009
di Shane Van Dyke

Visto in INGLESE

Bene bene bene, qui abbiamo a che fare con un film molto particolare, e immaginerete perché: da un lato la procedura è la solita, tutti parlano di Paranormal activity e quindi lo si rifà cambiando quel tanto che basta (e, secondo quanto narra la leggenda, girandolo al tempo record di due giorni di riprese); dall'altro però, vista la natura del basso costo anche del film originale e la modalità del girato, si rischia veramente di eguagliare l'originale. E, devo dire con mia somma soddisfazione, è ciò che è accaduto, almeno dal mio punto di vista.
Vi spiego, me lo son guardato e devo dire che, pur nella sua modestia e nell'uso di facili espedienti cinematografici del caso, è un film che è riuscito nell'intento di creare un'atmosfera lugubre e suscitare una certa inquietudine; quindi ho voluto guardarmi anche l'originale Paranormal activity per quantificare un po' la differenza con l'originale, che mi sarei aspettato magari un po' più elaborato o efficace sotto vari punti di vista, e invece... sorpresa sorpresa, niente di tutto questo! Stesso livello d'approssimazione, stesse trovate, niente di più. Ok è vero che quelli della Asylum sono arrivati dopo e hanno copiato l'idea, ma mi è sembrato che Entity sia anche più riuscito di Activity, nel suscitare le sensazioni giuste. Capitemi, non voglio far il solito discorso "il plagio della Asylum è sempre meglio dell'originale", ma in questo caso mi sa che questa affermazione va ben oltre il discorso della godibilità del prodotto dal lato trash, i due film sono veramente paragonabili.
Venendo alla pellicola vera e propria, ecco qua un po' delle  aggiunte/modifiche fatte dalla Asylum: se nell'originale i protagonisti erano una giovane coppia, qua abbiamo invece una famigliola composta da madre, figlia diciannovenne e figlio un po' più grande, il cui padre è morto da un anno; come spiegherà l'espertone alla fine del film, la madre mentre tentava di comunicare col suo defunto marito ha inavvertitamente scomodato un'entità maligna, che inizia a interessarsi alla sua figliola. Iniziano così i dispetti notturni da parte dello spiritaccio, più o meno simili all'originale: porte che si muovono da sole, impronte che appaiono, tv che si accendono, coperte che svolazzano via nel cuore della notte e via dicendo, oltre al fatto che la ragazza ogni tanto ha degli attacchi di panico, uno dei quali anche mentre fa il bagno (così si ha anche l'occasione di mostrare il suo paio di tette, cosa che si ripeterà anche più avanti nel finalone). Poi il film si risolve abbastanza velocemente verso la fine, quando gli eventi precipitano fino al punto in cui gli importuni dell'entità malvagia ai danni della ragazza sfociano nella violenza vera e propria.
Insomma, se nell'originale l'interesse dello spirito maglino nei confronti della ragazza non era ben definito qui con l'aggiunta dell'elemento sessuale la faccenda si fa un po' più torbida e esplicita, ma non per questo meno efficace, anzi. Poi anche se è un particolare secondario ho apprezzato l'espediente di non mostrare mai il volto del ragazzo, il cameraman, anche se mi sa che questa cosa era dovuta anche al fatto che la faccia di Shane Van Dyke era un volto riconoscibile, pur non essendo lui una superstrar, e si è agito così per aumentare la sospensione dell'incredulità cinematografica (complimenti a chi ha avuto questa pensata).
Per concludere, mi sento proprio di consigliarlo questo film; è stata una piacevole sorpresa per me, che mi aspettavo un po' le solite cose alla Blair Witch Project, cosa che effettivamente lo è; ma dopo aver visto che l'originale era praticamente quasi inferiore posso affermare senza tanti dubbi che questo è un prodotto ben riuscito, e ve lo consiglio davvero.

giovedì 24 febbraio 2011

The land that time forgot

Avventura, fantascienza
2009
di C. Thomas Howell

Visto in INGLESE

Innanzitutto vorrei far notare una cosa: il film è il mockbuster di Land of the lost, quello con Will Ferrell di qualche anno fa che riprendeva i due omonimi telefilm degli anni settanta e novanta; bene, il protagonista della serie più recente era l'attore Timothy Bottoms, e chi è che ci ritroviamo fra i protagonisti in questo film della Asylum? Proprio lui! Dall'originale al plagio insomma... comunque, andando oltre questa curiosità, passiamo alla trama: una compagnia di allegri turisti su uno yacht in mezzo al mare si ritrovano davanti un'isola non segnata sulle carte, e atterrano a dare un'occhiata tutti a parte la moglie di C. Thomas Howell; scoprono ben presto che l'isola è popolata di dinosauri, e quando tornano indietro son sparite sia barca che moglie; iniziano così i momenti di disperazione e qualche morte per mano dei dinosauri, finché i nostri non scoprono che sull'isola c'è anche - udite, udite - l'equipaggio di un sottomarino tedesco della seconda guerra mondiale! Dopo essersi un po' ammazzati a vicenda perché questi ultimi avevano "rapito" la moglie del protagonista, i due gruppi si alleano (nel mezzo ci sono anche un paio di altri due personaggi-traditori che fregano la barca e scappano), e trovano un modo per andarsene grazie a quella fantastica risorsa di cui l'essere umano odierno non può proprio in alcun modo vivere senza, e che in questo caso gli salva pure la vita: il petrolio. Infatti costruiscono un catafalco artigianale per tramutare il petrolio in benzina con cui alimentare il sottomarino, lanciare un paio di razzi contro il t-rex e andarsene, ma non proprio tutti, e nonostante questo il lieto fine è assicurato.
Allora, per fare qualche osservazione sul film, abbiamo delle stramberie che non possono non far sorridere lo spettatore: questa isola dagli abitanti preistorici in realtà è abitata soltanto da pterodattili, libellule giganti e un paio di tirannosauri; io spero che anche se non ce li hanno fatti vedere ci sia anche qualche brontosauro da qualche parte, altrimenti i poveri t-rex non hanno nemmeno di ché cibarsi, e tra l'altro questi t-rex sembrano abitare un punto ben preciso dell'isola, se li cerchi basta andar lì e fare un fischio, non si sbaglia, ne spunta sempre uno. Dall'altro lato abbiamo i prodigi che riesce a compiere un manipolo di disperati su un'isola deserta, ovvero distillare benzina dal petrolio in quantità tali da alimentare un U-boot: a un certo punto mi aspettavo addirittura che si mettessero a tirar su il petrolio ciucciando la cannetta di plastica come quando si travasa il vino, invece c'è un soldato tedesco addetto alla pompa a mano, al quale sarà venuto un braccio da segaiolo dato che non fa altro per tutto il film che pompare benzina. So che è un film e che la sospensione dell'incredulità dovrebbe farmi pensare a ciò come se fosse un lavoro lungo mesi e mesi, ma il fatto che sono sempre vestiti uguali e non gli cresce un millimetro di barba e capelli me lo impedice... ma forse il tempo sull'isola si è fermato anche per queste cose, chissà. Veramente epica la parte in cui il tizio che, per attirare il dinosaurone sulla traiettoria di siluri, si sacrifica, in una scena "commovente" in cui vediamo che di lui restano solo i pantaloni con le gambe dentro.
Va detto infine che guardando la qualità del t-rex (non esattamente il miglior mostro in CG della Asylum, anche in confronto a film più vecchi come 100 million bc, ma addirittura quello del telefilm degli anni novanta mi sembrava meglio) e le fughe dei protagonisti mi hanno fatto pensare immediatamente a Il pianeta dei dinosauri del 1978, di cui penso che questo film sia l'erede a tutti gli effetti, il suo corrispettivo odierno. Insomma, film godibile che offre divertimento su tutta la linea, trash ma senza essere l'apoteosi dell'assurdo (nel senso, il materiale per candidarsi a questo titolo ci potrebbe anche essere, ma siamo abituati a ben altro ormai...).

martedì 22 febbraio 2011

Mega Shark vs. Giant Octopus

Mostro
2009
di Ace Hannah

Disponibile in ITALIANO

Di nuovo siamo di fronte a un titolo che, pur non essendo particolarmente vecchio, è divenuto sin da subito una colonna portante della Asylum, tanto da vantare un sequel già l'anno successivo. Cos'ha di speciale questo film, che tra l'altro non è neppure un mockbuster? Beh, penso che in quelle cinque parole del titolo ci sia già tutta la spiegazione, non c'è bisogno di dire altro...
Comunque, venendo al film, la trama è questa: dopo una panoramica su delle montagne innevate, vediamo una squadra di ricercatori - con a capo la popstar degli anni ottanta Debbie Gibson - all'interno di un piccolo sottomarino che scopre che l'esercito americano sta facendo esperimenti con dei sonar illegali nei pressi del polo nord (immagino che il nesso fra le montagne innevate dei titoli di testa e i ghiacci del polo sia semplicemente il freddo); e proprio uno di questi aggeggi fa esplodere una gigantesca porzione di ghiaccio in cui erano rimasti ibernati uno squalo e una piovra preistorici, immortalati durante una battaglia (infatti sono dell'idea che più che una lenta glaciazione li abbia immobilizzati in quella posa l'Uomo Ghiaccio).  Tempo dopo, la biologa marina trova ficcato in una balena arenata sulla spaggia una scheggia ossea, che insieme al suo ex supervisore dell'università scoprirà essere parte di un dente del mega shark; contemporaneamente uno scienziato giapponese scopre l'esistenza del giant octopus, e dopo che i tre hanno iniziato a formare un'allegra compagnia di inseparabili amiconi (soprattutto gli innamoratissimi miss dottoressa e mister giapponese, che si concedono pure una sveltina nello sgabuzzino) vengono rapiti dai servizi segreti e messi a lavorare a un modo per fermare i due mostri marini, dopo che lo squalo ha mangiato un aereo al volo e la piovra ha stritolato una petroliera. A spronarli un antipaticissimo capoccia governativo interpretato da Lorenzo Lamas, che interpreta senz'altro il personaggio più orrendo di tutta la sua carriera. Dopo varie peripezie senza successo e senza senso decideranno che la cosa migliore da fare è far scontrare i due mostri in mezzo all'oceano pacifico in modo che si autodistruggano a vicenda, in un'epica battaglia subacquea a cui parteciperà pure un'intera flotta di sottomarini (che ovviamente andrà completamente distrutta).
A sto punto, che posso dire? Forse vi sorprenderà, o forse no, ma pensavo peggio. Sarà che oramai sono assuefatto al gusto Asylum per cui bisogna che mi arrivi una cosa veramente tosta come Mega Piranha per lasciare il segno, ma non mi è sembrato che questo film fosse poi una cosa così incredibile come ho letto/sentito altrove. Certo ci sono le assurdità del caso e tutto quanto, ingenuità scientifiche a bizzeffe e così via, ma mi pare niente che non si sia già visto in altri film precedenti della stessa casa cinematografica. Forse la cosa che lascia il segno però è il contrasto fra l'altisonante titolo che promette un'autentico scontro fra titani e la resa visiva dello stesso: nonostante i mostri siano ben fatti (e siamo veramente lontani dai transmorphers stile Nintendo 64), le scene in cui appaiono sono state centellinate e sfruttate al massimo riutilizzandole in tutti i modi lungo l'intero corso del film; per cui aspettatevi di rivedere la stessa scena o animazione più e più volte, magari messa a specchio per farla sembrare presa da un'altra inquadratura... tutto qua.
In conclusione quindi posso dire che questa pellicola offre uno spettacolo che non deluderà assolutamente gli amanti del genere mostro, e non a caso questo tipo di film della Asylum li ho sentiti spesso definiti, mutatis mutandis, come gli eredi dei pupazzoni di una volta, quelli alla Ishiro Honda. Perciò consigliatissimo, a tutto merito una pietra miliare della Asylum.

domenica 20 febbraio 2011

Dragonquest

Fantasy
2009
di Mark Atkins

Visto in INGLESE

Eccoci qui a recensire un prodotto della Asylum abbastanza poco noto, il loro terzo fantasy dopo Dragon e Merlino e la battaglia dei draghi. La trama è questa: un ragazzo che sta facendo il suo tirocinio presso un vecchio mago si ritrova prematuramente a dover compiere un'impresa in quanto un malvagio signore oscuro ha scatenato il suo drago di fuoco; perciò, nonostante il giovine sia ancora nella fase in cui preferisce guardare di nascosto ragazze che si fanno il bagno piuttosto che diventare un grande mago, parte alla ricerca di un consumato guerriero che se ne va in giro con in faccia una smorfia da Braccio di Ferro e la sua assistente, una guerriera con addosso un succinto completino sexy/dark (immagino che sarà stata infreddolita, visto che tutti gli uomoni se ne vanno in giro ben intabarrati invece); avventurandosi in questo universo fantasy dall'aspetto californiano dovranno cercare delle gemme che si vanno a incastonare in un talismano posseduto dal giovane mago, che una volta completo permette di evocare un candido drago buono da mandar contro a quello cattivo. Alla fine la qual cosa accadrà, e nel mentre il ragazzo affronterà l'oscuro signore, un tizio a metà strada fra l'imperatore Palpatine e Jabba the hutt, ovviamente sconfiggendolo e concludendo il tutto con il classico bacetto fra il giovane mago e la guerriera come ciliegina sulla torta, con l'amore che come sempre vince sull'odio.
Come dicevo sopra questo è un prodotto un po' secondario, non è il mockbuster di alcunché di preciso e in generale appare a mio giudizio inferiore anche rispetto a un prodotto precedente - e molto buono - come Merlino e la battaglia dei draghi (dello stesso regista tra l'altro). Infatti questo Dragonquest, pur avendo una storia a modo suo carina e senza particolari strafalcioni - la cosa di ritrovare tutte le gemme dell'amuleto mi ha fatto pensare a certe avventure punta e clicca - purtroppo pecca abbastanza nel comparto degli effetti speciali: a parte i due draghi che son ben realizzati ci ritroviamo a vedere una scena di battaglia di massa realizzata in un modo che sembra più quello di un fan film che di un film vero e proprio (anche i costumi comunque sanno un po' di cosplay), mentre la seconda scena che mi ha lasciato un po' perplesso è quella sott'acqua, resa spostando i colori verso l'azzurro e applicando una distorsione visiva al video con un rumore di bollicine di sottofondo, nient'altro. Niente che faccia urlare allo scandalo, anche se so che c'é chi se la prenderebbe per molto, molto meno, ma mi son sembrate scene un pelino troppo raffazzonate persino per loro.
In ogni caso, la pellicola in questione sembra essere un prodotto su cui gli stessi produttori non abbiano voluto puntare più di tanto, quindi ce lo teniamo così. Perciò vi avverto, non siamo di fronte a uno di quei film tipo della Asylum in cui l'esagerare con qualsiasi cosa è il piatto forte del film; questo è un film abbastanza sobrio, persino un po' anonimo, ma senza infamia e senza lode. Personalmente di questo genere preferisco Merlino ma un'occhiata anche a questo la si può dare.

Per finire segnalo la canzone dei titoli di coda Hold the memory dei Ravenswood (la prima che si sente nel video qui sotto), una band che ha collaborato con la Asylum anche per altre colonne sonore:

venerdì 18 febbraio 2011

The Terminators arriva in italiano


Preparatevi perché fra poco meno di una settimana, il 23 Febbraio, sarà distribuito in edizione italiana un altro film della Asylum, ovvero The Terminators:


Ringraziamo anche il nostro amico Leo RFC per averci segnalato la lieta notizia! :)

giovedì 17 febbraio 2011

War of the worlds - L'invasione

Fantascienza
2005
di David M. Latt

Disponibile in ITALIANO

Cari lettori, siamo di fronte a un film molto importante perché è grazie a questa pellicola che alla Asylum hanno iniziato a produrre mockbuster: fino ad allora infatti la nostra amata casa di produzione realizzava più che altro pellicole dell'orrore non molto di successo (anche se alcune più o meno vagamente ispirate a blockbuster famosi già allora), ma l'inatteso ritorno economico di questo film ha fatto sì che le scelte aziendali da lì in poi si fossero spostate progressivamente verso la produzione, spesso e volentieri, di rip-off veri e propri, iniziando così una lunga tradizione che da lì in poi ci ha regalato film dallo stile inconfondibile, una vera e propria The Asylum's way of filmmaking :D
Comunque, venendo alla pellicola vera e propria, vediamo presenti già qui moltissimi degli elementi-chiave delle successive produzioni Asylum: tanto per dire, il film inizia con una donna nuda con le tette fuori che si è appena fatta la doccia, che è la moglie del protagonista, un astrofisico interpretato da C. Thomas Howell (un'autentica "faccia da Asylum" anche in film successivi), e i due hanno un figlio di dieci anni; mamma e bambino vanno a Washington e il padre non li può seguire perché contattato dal proprio datore di lavoro, ma appena la famigliola si separa inizia un'invasione aliena di bacherozzi giganti con le gambe lunghe (sarebbero i tripodi della guerra dei mondi originale, anche se qui hanno più di tre gambe), realizzati in CG alla buona, che iniziano a zompettare per gli Stati Uniti. Il nostro si ritrova a intraprendere un lungo viaggio a piedi verso Washington, e sulla strada incontrerà, oltre all'esercito che combatte i mostri, strambi personaggi, fra cui un prete australiano che inizia a farneticare snocciolando delle perle di teologia spicciola degne dei film successivamente prodotti dalla succursale Faith Films, il fratello morente, un militare buono e uno stile guerrafondaio impazzito. Giungerà infine a Washington per riabbracciare felicemente moglie e figlio fra le macerie della città, con gli alieni che crollano come impalcature pericolanti con sopra degli spaghetti al sugo (so che leggerlo suona strano, ma guardate il film, è quel che si vede).
Il film è quindi tutto un correre dietro a C. Thomas Howell che se ne va per boschi, paesi e discariche, per vederlo eventualmente piagnucolare o partire in scomposte corse di qua e di là quando compaiono i famosi tripodi alieni; il tutto si svolge assolutamente senza soluzione di continuità, e nonostante qualche momento cinematograficamente ben realizzato (come quando il nostro perde l'unica foto rimastagli della propria famiglia) la pellicola appare abbastanza raffazzonata per quanto riguarda la costruzione degli eventi, mostrati con un'approssimazione veramente straniante: a un certo punto gli alieni muoiono, ma esattamente perché? Potrebbe essere grazie al figlio del protagonista col raffreddore (come nell'originale), oppure il vaccino antirabbia a cui mette le mani il protagonista nel corso dei suoi scorrazzamenti... non lo sappiamo. E il personaggio del tenente dell'esercito impazzito che si autoproclama generale, o la cittadina in cui tutti gli abitanti affrontano l'invasione con stoica rassegnazione, continuando con la loro quotidianità come niente fosse, che significato hanno di preciso?
Probabilmente la cosa migliore è lasciar perdere approfondimenti psicologici di questo tipo lasciandoli a Steven Spielberg e Tom Cruise, e abbandonandosi al delirio cinematografico che abbiamo di fronte. Per concludere con un giudizio finale del film, devo dire che è evidente come negli ultimi 5-6 anni rispetto a questo capostipite alla Asylum hanno fatto molta strada, creandosi uno stile unico e a modo suo inimitabile, che qui era ancora non del tutto codificato; per cui aspettatevi qualcosa di assurdo, oltre che a un film oramai quasi d'epoca per il suo genere (e a cui voglio del bene già solo per questo), e non rimarrete insoddisfatti.

Copertina dell'edizione dvd italiana, distribuita dalla EP Productions (non più in commercio ma ancora trovabile nel mercato dell'usato)

domenica 13 febbraio 2011

Mega Piranha

Mostro
2010
di Eric Fosberg

Disponibile in ITALIANO

Allora, di questo film si può dire tutto e niente, perché da un lato c'è senz'altro chi lo liquiderebbe come il banale mockbuster di un noto film più famoso (ovviamente non è il nostro caso), ma dall'altro siamo di fronte a un'autentica vagonata di incredibili pacchianità, che nonostante tutte le buone intenzioni sarebbe persino impossibile ricordarle tutte. Ma procediamo con la trama commentata, così che vi facciate un'idea di cosa abbiamo di fronte (se non volete spoilerarvi il film passate direttamente all'ultimo paragrafo): dopo aver visto una coppietta in Venezuela che se ne va allegramente a fare il bagno in un fiume con l'unico risultato di finire divorati dai piranha (e fin qua, niente di nuovo), vediamo uno yacht con sopra bagasce e politicanti in festa, quando a un certo punto arrivano i piranha e mangiano la barca e i suoi occupanti... e con questo, si conclude la parte in cui si plagia Piranha 3D e allo stesso tempo iniziano i misteri: perché i piranha mangiano una barca? Non si sa, e quel che accade dopo non aiuta di certo a capirlo, anzi la carne al fuoco aumenta in modo sproporzionato (esattamente come i piranha): a questo punto infatti il segretario di stato americano fa entrare in azione il suo uomo, il solito supermarine stile Schwarzy/Van Damme (Paul Logan) che viene mandato in Venezuela a indagare sul caso. Qui farà la conoscenza di un generale dell'esercito venezuelano demente e con le palle perennemente girate e del team di scienziati americani dell'ONU che hanno a che fare coi piranha (non si capisce se i piranha sono un loro esperimento fallito o se era una malvageria dei venezuelani che però loro hanno scoperto... boh), con a capo una dottoressa interpretata dalla popstar degli anni ottanta Tiffany. Si scopre così che abbiamo a che fare con dei piranha mutanti, ermafroditi, prolifici come conigli, che crescono di volume in maniera esponenziale a una velocità incredibile, e a quanto pare con degli istinti che vanno ben oltre il procacciarsi il cibo, dato che attaccano e rosicchiano qualsiasi cosa, dalle navi da guerra ai sottomarini nucleari agli elicotteri ai grattacieli, in quest'ultimo caso con un'istinto omicida/suicida mai visto sullo schermo (da aggiungere poi che quando questi piranha kamikaze zompano fuori dall'acqua lanciandosi contro le abitazioni all'impatto esplodono).
E la faccenda si fa grave perché i piranha stanno abbandonando il loro fiume per dirigersi, udite udite, verso la Florida: fossero andato in qualsiasi altro posto nel mondo ok, ma assolutamente non devono raggiungere la east coast statunitense e soprattutto Washington. Fatto stà che niente riesce a fermarli, nemmeno un bombardamento nucleare, ma a un certo punto saltano fuori dei fucili subacquei che a quanto pare sono anche più potenti di un bombardamento nucleare, per cui una squadra di allegri palombari - con a capo ovviamente il nostro omone tutto d'un pezzo - viene mandata sott'acqua a sparare direttamente negli occhi o nelle branchie dei piranha, e alla fine in qualche modo ci se la fa (non svelo come); e a questo punto Paul Logan si concede un meritato premio andando a sbaciucchiarsi Tiffany, così, senza che per tutto il film ci sia un minimo accenno a come si sia arrivati a ciò.
So che già tutto questo sarebbe abbastanza per capire che siamo di fronte a un grandissimo delirio, ma se andiamo anche solo un po' nel dettaglio di alcuni aspetti del film lo stupore non può che aumentare: c'è il solito incontro/scontro fra la superiorità civile-politica-militare-tattica degli yankee rispetto ai mangiatortillas del centro-sud america, i primi bravissimi a risolvere tutto (a suon di bombe e bombardamenti) i secondi non ne combinano una per il dritto, anche se pure gli yankee non brillano per lucidità mentale: qualora il nostro marine riceve un valido strumento a ultrasuoni per attirare i piranha, questo è così intelligente da non trovarci nessun uso migliore che accenderlo e buttarlo nell'elicottero del suo rivale, il generale venezuelano, affinché un piranhone se lo divori.

Le colonne portanti del film: Paul Logan e un mega piranha

Le assurdità sarebbero ancora tante (scene appositamente realizzate perché se ne parli sono senz'altro Paul Logan che respinge, con una scarica di calci, i piranha che zompano verso la spiaggia oppure il piranha che saltando fuori dall'acqua nel porto si va ad infilzare come uno spiedino nel faro), ma mi fermo qui; segnalo soltanto, dal punto di vista tecnico, il montaggio a base di zoomate, transizioni "wham!", carrellate spastiche o velocizzate, panoramiche su foreste fiumi e città; tutto ciò contribuisce a mantere abbastanza sostenuto il ritmo di questo film che veramente esagera con tutto, qualsiasi cosa, al cui confronto l'originale Piranha 3D, che già quello era ben farcito di idiozie e tamarrate ridicole, risulta blando e noioso. Ultimamente abbiamo recensito diversi film Asylum che non contenevano cafonate o esagerazioni particolari, ma con questo siamo invece  di fronte a uno di quei prodotti in cui la si spara più grossa che si può. E non posso che apprezzare la Asylum anche per questi film, a modo loro costituiscono una parodia vivente di Hollywood; e la Asylum gioca completamente a carte scoperte nel far ciò, regalandoci una pellicola che non mancherà di sorprendere anche il più preparato degli amanti del genere.

domenica 6 febbraio 2011

Intervista a David Michael Latt

Seppur leggermente in ritardo (mi ha risposto da 1 settimana e mezzo ma solo ora ho avuto il tempo di tradurla dall'inglese) ecco a voi l'esclusiva, sì come no, intervista che ho avuto il piacere di fare a David Michael Latt via e-mail! Purtroppo è cortina, ma via e-mail si fa un po' fatica a fare queste grandi interviste! Intanto però l'ho fatta, ed eccola qui a voi: spero vi piaccia!

David M. Latt con la nostra maglietta

Barbarello: Iniziamo con una domanda direi abbastanza semplice: come è nata la the Asylum?
David Michael Latt: È nata perchè tutti noi fondatori siamo stati licenziati dal nostro precedente lavoro.

B: Cos'è che ha spinto te, Rimawi e Strain a fondarla?
DML: I nostri datori di lavoro, quando ci hanno licenziato!

B: Le vostre prime produzioni erano soprattutto film horror, o comunque film exploitation, ma un giorno è arrivato H. G. Wells' War of the Worlds, il vostro primo rip-off, e ha ottenuto un inaspettato guadagno. E la domanda è: qual'è stata la tua prima impressione su questo fatto?
DML: Beh, come regista, ero emozionato da tutto quel successo... e ovviamente, come partner della compagnia, ero estasiato da tutti quei soldoni che aveva prodotto.

B: Avete deciso di continuare a fare rip-off da subito o ci avete prima pensato bene sopra? Se è così, cos'è che avete pensato o deciso di fare?
DML: Abbiamo proceduto con molta cautela. Quell'anno abbiamo fatto soltanto un'altro "mockbuster". Quando abbiamo visto che continuava ad incassare, l'anno dopo ne abbiamo fatti di più, e l'anno dopo ancora di più e avanti così. Prima di saltarci dentro al 100% dovevamo assicurarci che fosse un modello di business sicuro.

B: La prossima domanda è corta, ma non propriamente semplice: cosa pensi che sia importante in un film?
DML: Niente di più semplice: Intrattenimento!

B: I vostri film erano e sono sempre e solo pubblicati in home video. Avete mai pensato di far loro avere una distribuzione nei cinema, almeno per i film non rip-off?
DML: Semplicemente, le distribuzioni cinematografiche costano troppo. E preferiamo non andare in bancarotta, visto che amiamo fare cinema.

B: Quali vostri film pensate siano i migliori?
DML: Solo quelli in cui si vedono delle tette.

B: Quale ha incassato di più di tutti?
DML: War of the Worlds.

B: Le vere domanda ora sono finite, ma il nostro "capo", Brunez, avrebbe qualche curiosità da chiedere: avete in mente di fare un film di gangster, di ninja oppure un film di guerra? E un rip-off di Star Trek?
DML: Ne facciamo di tutti i tipi, perciò... perchè non un ninja/gangsta/war movie? Potremmo farlo. Non al momento, ma potremmo farlo! Niente su Star Trek, ma faremo molti film nello spazio!



Ringraziamo David Michael Latt per l'intervista e... ciao! ;)

[Trovate il testo originale dell'intervista qui]
[If you want to read the original interview in English click here]

martedì 1 febbraio 2011

6 Guns

Western
2010
di Shane Van Dyke

Visto in INGLESE

In questo caso la Asylum ha provato la strada del western, casualmente nel periodo in cui usciva Jonah Hex, con questo film intitolato 6 Guns, la cui trama è così riassumibile: c'è una famigliola felice stile casa nella prateria, ma disgraziatamente arriva una banda di banditi il cui capo vuole regolare un vecchio conto in sospeso col padre di famiglia, che viene ammazzato insieme ai due figlioletti, mentre la madre viene stuprata da tutti i membri della banda tranne uno, che dovrebbe anche essere quello che la deve ammazzare ma non lo fa. Vediamo, quanche tempo dopo, questa povera donna bighellonare sbronza in una cittadina del west, dove tutti la trattano come un'accattona a parte uno straniero, un cacciatore di taglie appena giunto in paese, al quale la donna chiede di insegnargli a sparare per vendicarsi dei banditi che le hanno rovinato la vita. Dopo varie peripezie, giustizia è fatta e arriva il lieto fine, con lo straniero che se ne va e la donna che comincia una nuova vita da bounty killer.
Bisogna dire che questo film, pur non brillando per originalità (la donna che nel west prende in mano il fucile e inizia a fare giustizia viene da Roger Corman) o particolari virtuosismi visivi, è comunque ben fatto, e non regala quasi nessuna stramba bizzarria asylumosa; le uniche cose su cui potrei avere qualcosa da ridire sono 1) durante un pranzo all'inizio del film, a tavola usano dei grossissimi barattoli da conserva al posto dei bicchieri (ma come gli è venuto in mente?), e 2) il membro della banda di banditi, quello caritatevole che risparmia la vita alla protagonista, con queste premesse ci si aspettava che venisse sviluppato un po' meglio durante il film. Comunque niente che rovini la fattura del film, che ho trovato pur nei suoi limiti migliore di tanti altri western televisivi in circolazione, come l'orrendissimo La febbre della prateria con Kevin Sorbo e Lance Henriksen. 

[Recensione originariamente pubblicata qui]
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